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Brevi sul tabacco – aprile 2003 
La pubblicità fa aumentare il numero di fumatori
La pubblicità delle sigarette non ha alcun influsso sul numero di fumatori, sostiene la lobby del tabacco, nonostante oggi il quaranta per cento dei giovani fumi. Il ministero della giustizia statunitense ha presentato in marzo un atto d’accusa in cui chiede che l’industria del tabacco versi 289 miliardi di dollari all’assicurazione malattia statale. Motivazione: negli ultimi cinquant’anni, 30 milioni di minorenni americani avrebbero incominciato a fumare su istigazione delle campagne pubblicitarie. I ministri della sanità europei hanno recentemente deciso di estendere dal 2005 il divieto di pubblicità alla stampa, alla radio, a internet e alle grandi manifestazioni. In Svizzera, le multinazionali del tabacco sono rappresentate dalla CISC (Comunità dell’industria svizzera delle sigarette), che probabilmente sostiene finanziariamente la strenua lotta dell’alleanza contro i divieti di pubblicità (Ktipp, 09.04.03).

La nicotina può causare il cancro
Finora si è sempre creduto che la nicotina generasse ”soltanto“ dipendenza, nessuno l’ha mai associata alla formazione di tumori. Alcuni studiosi statunitensi hanno però dimostrato che è così. I preparati sostitutivi a base di nicotina possono quindi risultare pericolosi se utilizzati per periodi superiori alle dieci-dodici settimane. A quanto pare, la nicotina non è una sostanza direttamente cancerogena, essa crea però le condizioni affinché i veri cancerogeni possano agire (The Lancet 2003; 361, Medical Tribune, 04.04.03).

Divieto totale di fumare nei locali di Nuova York
L’ex fumatore Bloomberg ha varato la più severa legge anti-sigarette degli Stati Uniti per proteggere i circa mille nuovayorkesi che secondo le statistiche muoiono ogni anno per gli effetti del fumo passivo. La norma che vieta il fumo in circa venticinquemila tra bar, ristoranti, club privati, pub e discoteche ha già mutato profondamente il volto della città. Alcuni proprietari stanno comunque già pensando a come aggirare il bando che esonera solo «cigar bars», club privati e ristoranti dotati di un’area all’aperto (Corriere della Sera, 30.3.03).




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